Come convincere un non appassionato ad approcciarsi a questa realtà? Per chi non ha nessuna idea di come possa essere una serie animata avrà sicuramente dello scetticismo a guardare un prodotto tendenzialmente associato ai bambini. Le reti italiane, infatti, mandano in onda prevalentemente cartoni animani per un pubblico compreso nella fascia di età tra i 3 e i 12 anni. Ma il mondo degli anime è senza frontiere e tratta di diversissimi argomenti e soprattutto è rivolto ad un pubblico spesso adulto.
Quello che dico io è: Una serie animata è da considerare un'opera a metà tra un libro e una serie televisiva, perchè riesce a trasmettere emozioni che solo l'immaginazione data dalla lettura di un libro può darci, insieme ad un prodotto visivo. Le intenzioni comunicative di un regista passano, attraverso i disegni, nei personaggi riuscendo a personificarli il più possibile. Ciò può avvenire con la lettura di un libro; lo scrittore comunica tutte le sue emozioni e il lettore le fa avere una forma visiva con l'immaginazione. Per una serie TV questo processo è più complicato in quanto sono gli attori a doverle mettere in pratica ottenendo a volte, però, dei risultati non all'altezza. Dal canto suo le serie tv hanno quella vicinanza alla realtà che rende il tutto più veritiero.
Se te, lettore, sei un non appassionato, spero con la mia motivazione di averti convinto, o quanto meno incuriosito, a provare questo tipo di prodotto. Se invece sei un appassionato soffermati nella lettura del sito e leggi se trovi qualcosa di interessante ed adatto a te.

COSA VUOL DIRE ANIME?

Il termine anime deriva dall'abbreviazione di animēshon, la traslitterazione giapponese della parola inglese animation; è un neologismo con cui in Giappone, a partire dalla fine degli anni settanta del XX secolo, si indicano l'animazione e i film d'animazione giapponesi e non, fino ad allora chiamati dōga eiga (film animato) o manga eiga (film di fumetti), mentre in occidente viene comunemente utilizzato per indicare le opere di animazione di produzione giapponese.

LE ORIGINI

l'industria dell'anime moderna deve senza dubbio la sua nascita e la sua fortuna a due fattori determinanti: da un lato l'esistenza risalente in Giappone di un mercato dei fumetti (manga) estremamente fiorente e dinamico, dall'altro l'avvento della televisione negli anni sessanta. Il 1º gennaio 1963, giorno della messa in onda del primo episodio della serie televisiva in bianco e nero di Astro Boy, può, pertanto, essere senz'altro considerata la data di nascita dell'industria moderna dell'animazione giapponese.

IN ITALIA

in Italia l'exploit di questo prodotto si è avuta nella seconda metà degli anni settanta, con l'importazione di serie televisive da parte, inizialmente, della televisione di Stato. Il 13 gennaio 1976 la Rete 2 (oggi Rai 2) diede infatti il via alla messa in onda di Barbapapà, il primo anime giapponese trasmesso in Italia, a seguire nel 1978 da Heidi e Atlas UFO Robot.

CURIOSITÀ

Ispirazioni...

Gli anime che conosciamo oggi sono molto diversi per stile e temi trattati, ma si può risalire ad una singola fonte, o meglio un uomo: Osamu Tezuka. Questo noto creatore dello stile anime ha influenzato generazioni, ma a sua volta è stato influenzato. I film Disney hanno avuto una grossa influenza su Tezuka, come ad esempio Bambi o i film di Topolino. Ha creato Astro Boy con l'intenzione di farlo assomigliare ai cartoni Disney.

I numeri...

Credevate di aver visto tutto con i 800 e passa episodi di One Piece? O di aver raggiunto la vetta con gli 800 di Detective Conan? L'anime attualmente più lungo esistente ha giusto qualche episodio in più: l'oro va a Sazae-san, con più di 7.400 episodi (e non accenna a fermarsi!). Episodi da sei minuti non sono poi così lunghi, ma c'è sempre Manga Nippon Mukashibanashi, con 1.400 episodi da 25 minuti l'uno.

La paga...

Potrebbe sembrare divertente diventare un animatore, ma è un lavoro incredibilmente sottopagato. Ogni anno vengono prodotti moltissimi anime, ma ci sono sempre meno soldi e animatori. Il risultato è un'industria nella quale gli animatori lavorano quasi senza tregua ogni mese con una paga che è inferiore alla media. Ma quanto è messa male questa categoria? Facendo una media dei salari per vari impieghi, i risultati fanno paura. Gli animatori vengono sfruttati come schiavi, e riescono a malapena a fermarsi e prendersi qualche giorno di ferie... per andare in ospedale... per lo sfinimento.