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Gianni Berengo Gardin

Scopri la storia di un grande fotoreporter di fama mondiale

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Introduzione

Gianni Berengo Gardin è uno dei più grandi autori della fotografia italiana. Da oltre cinquant'anni racconta con sguardo onesto e partecipe la trasformazione del nostro Paese e della società contemporanea. Il bagaglio fotografico di una vita testimonia i suoi momenti vissuti e i tanti reportage ai quali si è dedicato come quelli sugli ospedali psichiatrici, gli zingari, il movimento del 1968. Sempre mettendo sullo stesso piano occhio, cuore e mente.


Primordi

  • Venezia1960

    Biografia

    Gianni Berengo Gardin è un fotografo italiano nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. Cresce e studia a Venezia, la sua vera città natale (è nato in Liguria perché i suoi genitori si trovavano in vacanza lì). Inizia a dedicarsi alla fotografia all'inizio degli anni '50 del Novecento. Da quel momento non smette mai di fotografare, accumulando un archivio fotografico monumentale capace di raccontare l'evoluzione del paesaggio e della società italiana dal dopoguerra ad oggi. Fin dall'inizio focalizza la sua attenzione su una varietà di tematiche che vanno dal sociale, alla vita quotidiana, al mondo del lavoro fino all'architettura ed al paesaggio. Berengo Gardin è quindi un fotografo eclettico, apprezzato a livello internazionale, e che è stato spesso accostato a Henri Cartier-Bresson per il lirismo della sua fotografia.

  • morirediclasse1969

    Manicomi

    Alcuni suoi lavori hanno toccato tematiche veramente delicate della societa' italiana. Negli anni '70 realizza Morire di Classe, un reportage sui manicomi italiani che dette risalto alla battaglia combattuta a quel tempo da Franco Basaglia. Quella documentazione, condotta da Berengo Gardin insieme a Carla Cerati fu per l’Italia un vero choc. La fotografia entrava di prepotenza all’interno di strutture proverbialmente chiuse e faceva luce – nel vero senso del termine – su condizioni e situazioni che fino a quel momento non dovevano essere mostrate. Recentemente la documentazione è stata di nuovo raccolta nel libro "Manicomi. Psichiatria e antipsichiatria nelle immagini degli anni settanta."

  • baci

    Baci

    Anche le numerose fotografie di baci per cui è famoso, hanno in realtà un retroscena che svela l'intento di analizzare un fenomeno sociale. L'autore spiega così il motivo dei suoi scatti: "Quando ero giovane in Italia era proibito baciarsi in pubblico, ti potevano arrestare per oltraggio al pudore. Così, quando sono arrivato a Parigi, dove tutti si baciavano continuamente, sono diventato un guardone. Mi sembrava così strano che la gente potesse baciarsi dovunque: in strada, in autobus, in treno, che ero invidioso e avido di rubare queste fotografie di baci e la sensibilità per i baci mi è un po’ rimasta attaccata, come se fosse ancora proibito farlo in pubblico, mentre adesso per strada ne fanno di tutti i colori, anche troppo oltre il bacio. Ma l’idea romantica del bacio rubato, mi è comunque rimasta, come una volta, quando i baci si rubavano e questo mi interessava moltissimo.

  • grandinavi

    Grandi Navi

    Dal 2012 in avanti si è snodata una lunga vicenda legale e una battaglia del Comitato No Grandi Navi, volta a trovare un’alternativa che eviti lo scempio di Venezia. Anche il FAI (Fondo Ambiente Italiano) è coinvolto tanto per l’ambiente quanto anche per la preservazione del patrimonio artistico. Ciò che viene messo in luce è anche il tema del flusso del turismo incontrollato, quel turismo inconsapevole che rischia di causare danno alla bellezza dei luoghi nei quali transita, spesso senza cognizione di causa della loro identità e della loro importanza. Gianni Berengo Gardin ha portato il suo contributo attraverso l'attività espositiva: “Ero turbato soprattutto dall’inquinamento visivo. Vedere la mia Venezia distrutta nelle proporzioni e trasformata in un giocattolo, uno di quei suoi cloni in cartapesta, come a Las Vegas, mi turbava profondamente”.

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