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Qui potrai approfondire vari aspetti legati al KZ Dachau, uno dei troppi scenari grigi che hanno macchiato l'Europa del Novecento


"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi."

Primo Levi


"Da allora, senza segni premonitori,
Questa lenta agonia di continuo ritorna:
E fino al momento in cui
Non si racconta la mia terribile storia
Il cuore imprigionato dentro di me brucia"

Sandra Bianco


"La Divina Commedia sarebbe
un’opera di grande sensazione
se Dante, invece che all’Inferno,
fosse stato nei campi di concentramento."

Halina Szuman


"Prima vennero per gli Ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero Ebreo.
Poi vennero per i Comunisti
io non dissi nulla
perché non ero Comunista.
Poi vennero per i Sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero Sindacalista.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno 
che potesse dire qualcosa."

Martin Niemöller


"PENSO alle urla nel campo,
PENSO poi all’improvviso silenzio.
IMMAGINO chi stringeva pugni, pieni di ossa.
IMMAGINO la rabbia e la rassegnazione.
GUARDO uomini uccidere altri uomini, 
GUARDO occhi morire mentre GUARDANO.
NEGAZIONE una parola sporca di sangue
NEGAZIONE di chi ancora offende la memoria.

Massimo di Veroli


"Filo spinato carico di morte
è teso intorno al nostro mondo.
Sopra, un cielo senza pietà
manda gelo e raggi roventi.
Lontani da noi son tutti gli amici,
lontana è casa, lontane le donne
quando muti marciamo al lavoro,
a migliaia sul far del giorno.

Ma abbiamo imparato la parola d'ordine di Dachau
e l'abbiamo rispettata rigorosamente.
Sii un uomo, compagno,
rimani un uomo, compagno.
Fa' tutto il lavoro, sgobba, compagno,
poiché il lavoro, il lavoro rende liberi.

Con addosso la canna dei fucili
noi viviamo notte e giorno.
La vita qui è per noi una lezione
più dura di quel che mai pensavamo.
Nessuno più conta giorni e settimane,
molti più nemmeno gli anni.
E poi tanti sono distrutti
e hanno perso il loro aspetto.

Porta via la pietra, tira la carriola,
nessun carico ti sia troppo peso.
Quel che eri in giorni lontani
oggi non lo sei più da tempo.
Pianta la vanga nel terreno.
seppelliscici dentro la pena,
diverrai nel tuo sudore
anche tu pietra ed acciaio.

Una sola volta chiamerà la sirena
all'ultimo appello di conta.
Fuori dunque, dove siamo,
compagno, tu sei presente.
La libertà ci sorriderà serena,
si va avanti con nuovo coraggio.
E il lavoro che facciamo,
questo lavoro, diventa buono."

Canzone di Dachau, Jura Soyfer

Dachau è stato il primo campo di concentramento nazista ad essere stato inaugurato durante il regime Hitleriano.
Inizialmente destinato agli avversari politici (ovvero a tutti coloro che non appoggiavano l'ideologia nazi-fascista), divenne ben presto una vera e propria Babilonia: vennero infatti imprigionati, con uno scopo inizialmente rieducativo e successivamente di annientamento, uomini, donne e bambini provenienti da tutta Europa.

All'ingresso nel lager ogni prigioniero riceveva un vestiario che durante la prigionia non doveva rovinarsi (nel caso, avrebbe ricevuto torture); l'abbiglimento era costituito da giacca a righe, pantaloni, berretto, camicia, mutande di tela e zoccoli (che difficilmente erano entrambi dello stesso numero). Ciascun capo di abbigliamento non doveva danneggiarsi, altrimenti il prigioniero avrebbe dovuto rattopparli pur non disponendo di ago e filo. Non esistevano lavanderie per i prigionieri, ma (con intervalli irregolari) essi potevano mandare i propri abiti alla disinfestazione.

Sugli abiti, ogni prigioniero doveva cucire il proprio numero di matricola e un triangolo distintivo ad indicare la propria categoria di appartenza. I triangoli si distinguevano per sigla (indicante il paese di provenienza del prigioniero) e per colore. Quelli che seguono sono i principali triangoli nei campi di concentramento nazisti:
triangoli