Considerato uno dei migliori rappresentanti
della nuova classe di scrittori
emersa agli inizi degli anni Ottanta

si è fatto interprete dello smarrimento di una generazione cresciuta nel benessere del dopoguerra
con romanzi caratterizzati dal taglio cinematografico e dalla cura per la minuziosa descrizione, nei quali cinismo e note sentimentali sono dosati con intelligenza e mestiere.

Lo stile

Il mestiere dello scrittore

Fin dal suo primo romanzo, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembrava appartenere alla tradizione nipponica.

I suoi scenari metropolitani e i riferimenti alla cultura popolare occidentale (da Michel Polnareff ai Beach Boys, dai film di Peckinpah a Jean Seberg), perfino la forma della scrittura, debitrice a Fitzgerald e a Capote, piú che a Kawabata o Tanizaki, proiettavano la letteratura giapponese in spazi nuovi e inattesi.

L'influenza della cultura occidentale su uno scrittore giapponese nato nel 1949 non era certo cosí sorprendente di per sé, anzi rispecchiava una formazione comune a un'intera generazione di giovani; ma era la prima volta che queste atmosfere venivano rappresentate nell'ambito della letteratura "alta".

Alla sua attività ricca e costante di narratore e saggista, Murakami ha affiancato il lavoro di traduzione letteraria facendo conoscere in Giappone l'opera completa di Raymond Carver, oltre a numerosi racconti e romanzi di Francis Scott Fitzgerald, Truman Capote, Tim O'Brien, John Irving.

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